IN INFINITUM

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

(Eugenio Montale)



La fotografia concede uno straordinario potere: quello di congelare l'attimo e ripeterlo all'infinito. Allo stesso tempo, però, ne impone il confine. Il mosso, dunque, come estremo tentativo di superare il limite dell'attimo entro il quale la fotografia costringe, nel tentativo di trascendere la contingenza dell'immagine e conferire ad essa una nuova dimensione. Perché l'immagine, in che tempo si trova? "Invisibile doppio", scrisse del Tempo parlando del Mare...




[...]
tutte accoglie e fonde
le dissonanze acute
nelle sue volute
profonde,
libera e bella,
numerosa e folle,
possente e molle,
creatura viva
che gode
del suo mistero
fugace.
E per la riva l'ode
la sua sorella scalza
dal passo leggero
e dalle gambe lisce,
Aretusa rapace
che rapisce le frutta
ond'ha colmo suo grembo.
Subito le balza
il cor, le raggia
il viso d'oro.
Lascia ella il lembo,
s'inchina
al richiamo canoro;
e la selvaggia
rapina,
l'acerbo suo tesoro
oblia nella melode.
E anch'ella, si gode
come l'onda, l'asciutta
fura, quasi che tutta
la freschezza marina
a nembo
entro le giunga!
[...]

(Gabriele D'Annunzio)