UN INSOLITO
ITTIOLITE DI ASPIDORHYNCHIDAE
(TELEOSTEI) DAI CALCARI LITOGRAFICI DI TAOUZ
(SUD ESTREMO DEL MAROCCO) ASCRIVIBILI AL
CENOMANIANO (CRETACEO MEDIO-SUPERIORE)
![]()
ABSTRACT
A newly descovered Aspidorhynchidae fossil fish from the Cenomanian shales of
Taouz (Southern Morocco, Errachidia region).
06/02/2009
Nella serie cretacea, il piano Cenomaniano scandisce lo spartiacque fra il
Cretaceo inferiore
e superiore, e questo piano è molto famoso fra i paleontologi per alcuni
celebri sedimenti di
calcare litografico ad ittioliti, il più rinomato dei quali è senz'altro
quello di El-Hakel (Libano)
col suo comprensorio di cave gestite dalla famiglia Abisaad, che ha fornito una
magnifica fauna
perfettamente conservata; giacimenti coevi ed analoghi sono quelli storici di
Sahel Alma e Hadjula
(sempre in Libano), del Carso triestino, di Lesina (Dalmazia) e quelli campani
di Pietraroia
(Benevento) e Castellammare; per la precisione, Castellammare e Pietraroia sono
leggermente
più antichi (ascrivibili all'Aptiano, il piano precedente al Cenomaniano), i
giacimenti di Istria,
Dalmazia e Jebel Tselfat (Marocco) appartengono al Cenomaniano inferiore, quelli
libanesi di
El-Hakel e Hadjula al Cenomaniano superiore e quello di Sahel Alma comprende
orizzonti un po'
più recenti, dal Senoniano al Maastrichtiano.

Un esempio della fauna di El-Hakel (Libano): un magnifico
esemplare di Eurypholis Boissieri,
carnivoro d'altura ben conservato nei calcari Cenomaniani a grana finissima di
questo giacimento.

Il dettaglio ingrandito evidenzia l'inequivocabile apparato boccale dell'Eurypholis Boissieri.
Queste informazioni sono note; pochissimi sanno però che a
quell'epoca, nello stesso bacino caldo
e tranquillo della Tetide meridionale, si stavano depositando identiche,
sottilissime varvature
sedimentarie anche nell'area attualmente occupata dal Marocco, una regione che
la mia famiglia
ha estensivamente documentato dal 1976 al 1993 per quanto concerne il patrimonio
geologico;
in particolare, l'ittiofauna cenomaniana rinvenuta negli scisti bituminosi
presenti sullo Jebel Tselfat,
immediatamente a Nord di Meknes, era già nota ai tempi del Protettorato
Francese, ed è stata
documentata a suo tempo dal grande paleontologo Camille Arambourg (all'epoca
professore di
Paleontologia al Museo nazionale di Storia naturale), il quale descrisse l'ittiofauna
della cava di
Ain el Kerma in un corposo tomo edito nel 1954 e rubricato come 118° volume
delle memorie
del Protettorato della Repubblica Francese in Marocco - Direzione della
produzione industriale
e delle miniere - Divisione delle miniere e della Geologia - servizio geologico.
Il ritrovamento oggetto di questa discussione aggiunge un
nuovo, inatteso tassello alla conoscenza
di questi sedimenti marini tardo-cretacei: ho infatti documentato un insolito
ittiolite della famiglia
Aspidorhynchidae proveniente da bianchi calcari litografici a grana fine della
zona di Taouz, provincia
di Errachidia, regione del Tafilalet, nell'estremo Sud del Marocco; questa
località di frontiera circondata
dalle prime dune presahariane è sempre stata famosa per le splendide Vanadiniti
cristallizzate su Goethite
stalattitica, per i Quarzi ematoidi nonchè, in tempi più recenti, per la fauna
paleozoica, mentre gli orizzonti
cenomaniani ad ittioliti sono una scoperta attuale, del nuovo millennio.

Il Marocco, stato d'origine dell'ittiolite in questione.

La posizione dei due giacimenti cenomaniani descritti: Jebel
Tselfat, presso Meknès,
e Taouz, nell'antideserto sahariano ai confini con l'Algeria; l'ittiofauna del
primo è
nota dagli anni '20, mentre i reperti di Taouz sono una primizia.

l'immagine satellitare con i due giacimenti evidenziati (immagine da Google
Earth)

L'area di Taouz più ingrandita; sono evidenti le celebri dune
di sabbia di Merzouga, sulla
strada carrabile che proviene da Rissani - Erfoud, ampiamente sfruttate negli
ultimi anni
dall'industria del cinema (immagine da Google Earth)

Il comprensorio di Meknès con evidenziate le aeree a scisti
bituminosi
dello Jebel Tselfat, sfruttate da molti decenni; in località Ain el Kerma
sono stati rinvenuti gli ittioliti poi descritti da Arambourg (immagine da
Google Earth)

Uno schema degli orizzonti cretacei; al piano Cenomaniano
appartengono sia i celebri
giacimenti libanesi di El-Hakel (Cenomaniano superiore) sia quelli marocchini di
Jebel Tselfat (Ain el Kerma) e Taouz (Cenomaniano inferiore); questo piano copre
un intervallo compreso fra 99,6 e 93,5 milioni di anni fa.

In questo schema è rappresentata la distribuzione di mari e terre nel Cretaceo
superiore;
i punti rossi indicano i sedimenti con ittioliti tardo-cretacei descritti in
precedenza: come potete
notare quelle aree condividevano lo stesso braccio di mare che separava
Euramerica ed
Asiamerica a Nord da Africa e Sudamerica a Sud.
L'ittiolite proveniente dai calcari di Taouz è di specie indeterminata, ma
appartiene sicuramente
alla famiglia Aspidorhynchidae, che comprende pesci teleostei vissuti fra il
Giurassico superiore
ed il Cretaceo superiore, con questa tassonomia:
ANIMALIA
CHORDATA
ACTINOPTERYGII
ASPIDORHYNCHIFORMES
ASPIDORHYCHIDAE
Il membro più celebre della famiglia è
senz'altro l'Aspidorhynchus Crassirostris proveniente dai
calcari bavaresi di Solnhofen, di età giurassica, tuttavia esemplari di
Aspidorhynchidae sono stati
rinvenuti in molti del giacimenti citati: il Belonostomus Crassirostris è
segnalato a Jebel Tselfat,
Pietraroia e Lesina (Dalmazia) e nel Carso triestino (classificato anche come B.
Lesinaensis),
ad indicare un habitat con fauna simile nell'area di mare cretacico
corrispondente all'attuale
Mediterraneo occidentale e Nordafrica mogrebbino, mentre questa famiglia non è
presente nei
sedimenti libanesi della stessa epoca. La principale caratteristica di questi
pesci è costituita dalla
mascella superiore progressivamente convertita in un rostro allungato che
migliorava la sua
idrodinamicità; questa prerogativa, unita alla pinna dorsale ed anale più
arretrata della norma
doveva conferire all'animale una notevole velocità.

l'Aspidorhynchidae del Cenomaniano di
Taouz è simile al coevo Belonostomus di
Ain el Kerma (Jebel Tselfat, Meknès) ma lo stato di conservazione è
inferiore allo
standard dell'altro giacimento; notare i dendridi di manganese, un
abbinamento classico
con questi calcari litografici marini.

Dettaglio con la pinna caudale ed anale (quella dorsale è
coperta di sedimento)

l'inconfondibile rostro della famiglia
Aspidorhynchidae; le fibre appiccicate sul reperto
sono dovute al fatto che qualcuno, nei vari passaggi di mano, ha trattato il
fossile con uno
smalto trasparente per renderlo esteticamente più gradevole, e la vernice
appiccicosa ha
trattenuto fibre da un tessuto impiegato per l'imballaggio; la presenza di
abbondanti dendridi
di Manganese lascia intuire che il sedimento abbia impiegato molto tempo per
raggiungere
una diagenesi avanzata, con prolungata infiltrazione di liquidi interstiziali
che hanno parzialmente
compromesso una perfetta fossilizzazione del reperto.
Questo reperto è davvero insolito in
quanto da un lato non erano mai stati segnalati prima d'ora
ittioliti tardo-cretacei nell'area predesertica di Taouz e dall'altro questa
famiglia di teleostei è rara
anche nel giacimento di Jebel Tselfat, dove sono stati rinvenuti solamente
alcuni esemplari frammentari
di Belonostomus Crassirostris (Costa).
Il resto più completo di Belonostomus
Crassirostris (Costa) rinvenuto nel sito di Jebel Tselfat,
in località Ain el Kerma, durante le ricerche effettuate dal dopoguerra ad
inizio anni '50; notare
lo stato di conservazione molto migliore rispetto all'ittiolite rinvenuto
nell'area di Taouz; la sequenza
stratigrafica completa di Jebel Tselfat comprende orizzonti dell'Aptiano,
Cenomaniano, Turoniano
e Senoniamo, ma i resti di Aspidorhynchidae sono stati rinvenuti in sedimenti
ascrivibili solamente
ai due piani più antichi; il genere Belonostomus è stato originariamente
classificato da Agassiz nel
1834 (cfr. Agassiz, Abgerissene Bemerkungen ueber fossile Fische, pag. 388).
(Marco Cavina)
CONTATTO
MINERALOGIA E
PALEONTOLOGIA